Care Socie, cari Soci,
innanzitutto auguro a tutti voi un felice e proficuo 2019!
Siccome nella nostra sezione si è parlato poco del Progetto Translagorai, vorrei partire dalla
riflessione di Tarcisio Deflorian, che abbiamo ricevuto mediante la newsletter sezionale del 24
dicembre, e aggiungere qualche spunto. Ho avuto una lunga esperienza nella SAT, conosco Tarcisio,
per tanti anni a capo della Commissione Sentieri della SAT. È una persona di esemplare dedizione e di
specchiata onestà: non dubito che, come lui dice, la formulazione del Progetto Translagorai sia stata
un processo “partecipato”. Ma da chi?
Per moltissimi la delibera provinciale n. 1487 del 10/08/2018 è stata un fulmine a ciel sereno, anche
per coloro che seguono le problematiche ambientali e la politica. Fortunatamente qualcuno l’ha letta ed
è stato creato un “gruppo FaceBook” (giulemanidallagorai, quasi ventimila adesioni – io non ho FB e
non ne faccio parte) dove si sono ritrovate sensibilità ed esperienze che hanno analizzato nei dettagli il
progetto. Il nòcciolo della questione è semplice e limitato: dentro al progetto “sentieristico”,
condivisibile, sono stati infilati degli interventi quanto meno incoerenti.
Soprattutto, la trasformazione in ristorante-rifugio della Malga Lagorai è incollata in maniera
illogica al proposito generale del progetto; le giustificazioni per cui tale punto d’appoggio sarebbe
funzionale al trekking sono assurde: chi può negarlo? I camminatori che decideranno di farvi tappa
saranno comunque pochissimi, solo degli incompetenti potrebbero pensare di far guadagnare un
agritur con questa clientela. Pur non esistendo alcun piano che giustifichi la sostenibilità economica di
un investimento così rilevante, la delibera della PAT impegna 3 milioni per 7 malghe, un quarto dei
soldi per la sola Malga Lagorai, prevedendo testualmente: nella casera completa ristrutturazione per
realizzare un’attività di ristorazione con sala da pranzo da 40 posti, un alloggio per il gestore, una
stanza dormitorio, servizi igienici; nella stalla ulteriori 20 posti letto e servizi igienici, un locale
magazzino, l’alloggio per il pastore; la realizzazione di una terrazza esterna per il servizio bar e
ristorazione, adiacente alla casera; infine interventi per l’approvvigionamento idrico, per lo
smaltimento delle acque reflue e per la produzione di energia elettrica.
Dunque è chiaro intento che il gestore sia un albergatore. Il malgaro-pastore dormirà nella stalla e
sarà una pittoresca comparsa. Da dove verrà la necessaria clientela? Ovvio! Lì vicino ci sono il
Cermìs, il nuovo Rifugio Busabella, la nuova ferrata sul Castèl. Non ho niente da dire contro la
Società Funivie: fa il suo mestiere, tenta di allargarsi, si fa aiutare. Però bisogna essere ciechi e sordi
per non sospettare che il Progetto Translagorai sia stato usato come cavallo di Troia per ottenere il

ristorante-rifugio in riva al Lago di Lagorai, risultato altrimenti impossibile! Mezza conferma: ho
sentito recentemente che un professionista cavalesano è incaricato di progettare un itinerario
(ciclabile!) tra Cermìs e Lago di Lagorai. Ne ho subito informato Tarcisio, il quale ha asserito di
saperlo già da ottobre. Conferma completa, direi. Con qualche manufatto artificiale in deroga ai vincoli
paesaggistici e ambientali la cosa è tecnicamente fattibile. O li fermiamo, o la faranno.
Per tranquillizzare dicono che la Malga Lagorai resterà “raggiungibile solo a piedi con 500 metri di
dislivello e 1:45 di marcia”. Poi penso ai ristoranti in Val Sadole e Valmaggiore, che sopravvivono a
stento pur essendo raggiungibili in automobile; in ambo i casi, per lasciare un po’ di bellezza intorno
alle malghe, si tentò di far fare gli ultimi 15 minuti a piedi: niente da fare, motori fin sulla porta, non
siamo in Sudtirolo. Se sarà realizzato il ristorante-rifugio sarà così anche in Val Lagorai, è un destino
inevitabile, nemmeno la SAT riuscirà ad impedirlo: prima le valli intonse, poi agritur, poi libero
traffico, poi asfaltatura; nel caso in questione, si aggiungeranno il sentiero ciclabile, e magari una
seggiovia Bombasèl-Lago Lagorai: per poter aprire anche d’inverno il ristorante nella (ex) valle
incontaminata. È questo che si vuole? Io no! Voi?
C’è un’ argomento fine, sollevato anche dal nostro socio Paolo Nones (su L’Adige 18/10/2018),
secondo cui i valligiani hanno sempre vissuto delle risorse della montagna: se la risorsa-turismo ha
sostituito agricoltura e allevamento, allora è giusto sfruttare “turisticamente” la bellezza dei monti.
Lecito pensarlo. Però, si dica chiaramente quali sono i propositi e gli interessi veri, senza
mascherarsi dietro al Translagorai, che non ci azzecca!
Almeno da 1000 anni i Fiammazzi si sono consegnati di generazione in generazione una situazione
ambientale identica. Solo le ultime due generazioni si sono “mangiate” parecchio terreno, modificando

vaste zone in modo irrecuperabile. I paesaggi intonsi sopravvissuti al saccheggio edilizio-stradale-
sciistico hanno un enorme valore che crescerà ulteriormente in futuro. Sarebbe da cretini sprecare,

irreversibilmente, per sempre, ciò che dell’ambiente è rimasto integro. I nostri nipoti penserebbero che
siamo stati degli avidi imbecilli. Invece è necessario preservare facendo manutenzione, la Malga
Lagorai ha bisogno di essere ristrutturata come malga, mantenendone caratteristiche e scopo. Ci
sono sempre più giovani che vogliono mettersi in gioco negli antichi mestieri: se si superassero le
assurde norme che (solo da noi) impediscono la lavorazione del latte in loco la Malga Lagorai
potrebbe avere un destino nella continuità delle storiche tradizioni, in modo da approfittare di una
frequentazione “leggera” ad integrazione del lavoro antico.
Vi invito infine a leggere l’editoriale di Luca Calzolari su Montagne 360 di dicembre (p. 3), dove
troverete la seguente affermazione di un alpinista dell’Ottocento a proposito degli “avamposti edilizi”
del turismo di massa:
“Simili edifici, grazie ai quali una curiosità banale può comodamente giungere ad ammirare
scenari grandiosi, tradiscono il loro scopo. Sappiatelo. Se le comodità fanno due passi avanti verso
il paesaggio naturale, il paesaggio naturale si ritira d’altrettanti passi.”
Ancora quanti passi? Ci sarà un limite?
Excelsior
Ruggero Vaia rugvaia@tin.it