di Tarcisio Deflorian
19 dicembre 2018

Si è parlato e soprattutto polemizzato molto in questi ultimi mesi sul progetto di
valorizzazione della TransLagorai (TL). Questo lungo itinerario formato da una decina di
sentieri in buona parte realizzati durante la Prima guerra mondiale, si sviluppa a ridosso
del crinale della catena del Lagorai, dalla Panarotta al Passo Rolle. E’ lungo circa 80 km e
si percorre usualmente in 5-6 tappe sostando in tenda o facendo riferimento a un rifugio
alpino, alcuni bivacchi e strutture di fortuna.
Tanti appassionati del Lagorai, privati ed associazioni, dopo aver appreso, da alcuni
articoli allarmistici apparsi sulla stampa, che il territorio del Lagorai è messo in pericolo
da un attacco speculativo e che, tramite il progetto di valorizzazione TransLagorai, sarà
aperto al turismo di massa, ovviamente si sono preoccupati.
Con la creazione del blog “giulemanidallagorai” in tanti rispondono all’appello per
fermare il temuto tentativo di attacco al territorio del Lagorai.
Già dal nome del blog viene voglia di aderire e l’avrei fatto anche io se non conoscessi nel
dettaglio i contenuti del progetto di valorizzazione della TransLagorai, e dell’itinerario
creato dalla SAT, per avervi contribuito a realizzarlo, a migliorarlo e a mantenerlo.
Fra i tanti post pubblicati su tale blog, uno in particolare, mi ha colpito. Si tratta di una bella
panoramica da cima Ciste così commentata: “Questo spettacolo deve rimanere
immutato”. Mi sono chiesto: come può essere stato così tanto fraintesa la proposta di
valorizzazione della TransLagorai?
Vorrei contribuire a fare un po’ di chiarezza e desidero intervenire per offrire qualche
informazione in più su origini e contenuti del progetto cui aggiungo alcune mie
considerazioni. Spero che queste note siano utili sia agli appassionati che finora hanno
contestato il progetto e pure a quelli che finora sono rimasti in silenzio, stupiti di tanto
clamore suscitato da un’iniziativa che promuove il semplice camminare
e far conoscere il Lagorai attraverso i suoi sentieri.
Mi scuso con i lettori se, nonostante abbia cercato di fare sintesi, il mio intervento risulta
comunque lungo. Ho voluto elencare almeno i principali passaggi e contenuti del progetto,
perché dalla loro conoscenza possiamo assumere di conseguenza una posizione più
consapevole.
Il 10/08/18 la Giunta provinciale approva con la delibera n. 1487 la realizzazione del
progetto di valorizzazione del percorso “TransLagorai”. Questo provvedimento da molti
viene interpretato come un qualcosa di calato dall’alto anziché come l’atto formale e
conclusivo di un percorso democratico e partecipato al quale fare riferimento per dare
attuazione a delle richieste da parte delle comunità valligiane.
Il progetto di valorizzazione della TL ha le sue radici nelle richieste da parte delle
comunità valligiane circostanti il gruppo del Lagorai che si sono espresse attraverso
diversi incontri scaturiti dal “percorso partecipato Lagorai” nell’autunno-inverno 2015-16
(progetto Life+TEN). Nel forum conclusivo di Cavalese (20/2/2016), vennero illustrati i 36
temi di sviluppo selezionati nell’ambito del “Progetto integrato di sviluppo e tutela per il
Lagorai”. Fra questi, quello della valorizzazione del lungo itinerario TransLagorai, risultò
uno dei più votati, forse l’unico di interesse comune per tutte le comunità.
I risultati attesi da questa azione erano: la costruzione di un nuovo bivacco da 12 posti in
loc. Laghetti Sale (?), la promozione del percorso tramite brochure, creazione sito internet, cartellonistica punti interesse, manutenzione straordinaria del percorso e organizzazione
con accompagnamento di 10 escursioni da 2 giorni.
Per dare seguito alla richiesta delle comunità, nella primavera 2016 il Servizio Aree
Protette PAT chiede la disponibilità alla SAT, già manutentrice di tutti i sentieri che
formano la TransLagorai (TL), per collaborare nell’attuazione del progetto e di diventarne
capofila.
Il Consiglio SAT risponde offrendo la disponibilità a elaborare e presentare una propria
proposta di ipotesi progettuale di valorizzazione del tracciato ma non a guidare il progetto.
La SAT precisa le sue condizioni di sviluppo della proposta: dichiara fin da subito che la
sua proposta non prevederà la costruzione di nuovi bivacchi e tanto meno nuovi rifugi
lungo l’itinerario in quota della TL. Tale realizzazione è esclusa per i problemi di gestione
di questo tipo di strutture (pulizia, danneggiamenti, abbandono immondizie, rifiuti organici,
fornitura legna, sovraffollamento, uso improprio, manutenzione, costi di gestione), scelta
questa, già oggetto di precedenti prese di posizione e documenti, indirizzata ad evitare
ulteriori urbanizzazioni nella parte superiore e più delicata del Lagorai. La SAT per
l’individuazione dei posti tappa gestiti (dove poter dormire e mangiare) si orienterà verso
malghe esistenti, seppure a più bassa quota e necessariamente fuori dal percorso
principale in quota. Inoltre che non asseconderà iniziative pubblicitarie del tracciato fine a
sè stesse volte a portare maggiore frequenza senza considerarne gli impatti sull’ambiente.
Provincia ed enti pubblici coinvolti accettano questo indirizzo e, a luglio 2017, la SAT
presenta una prima relazione in cui sono evidenziati i punti di forza della attuale
percorso della TransLagorai (elevata valenza naturalistica e paesaggistica dell’ambiente
attraversato, itinerario logico già segnato e mantenuto, panoramicità, elevato interesse
storico, senso di avventura) e di debolezza (carenza di posti tappa gestiti, incertezza dei
pernottamenti nei bivacchi e strutture di fortuna esistenti, mancanza di percorso alternativo
in caso di maltempo nel tratto Forcella Valmaggiore-Passo Colbricon).
Per l’individuazione delle strutture si cerca di puntare su quelle possibilmente già servite
da strade e che già offrono servizio di ristorazione ma che al momento sono tutte prive del
servizio di pernottamento; tali posti tappa della TL diventeranno anche utili riferimenti per
indirizzare ad un uso più escursionistico rispetto all’attuale.
L’ipotesi di proposta progettuale SAT si sviluppa quindi su tali basi e individua alcune
varianti alternative al tracciato attuale della TransLagorai, quasi tutte già curate dalla SAT.
Tali varianti, che di fatto offrono la possibilità di percorrere la TL, alternando tratti del
tracciato base ad altri sentieri che deviano per raggiungere i posti tappa, seppure
allunghino la traversata del Lagorai fino a 95 km e facciano aumentare a 5800 metri il
dislivello complessivo, permettono di visitare e conoscere una varietà e ricchezza di
ambienti del Lagorai su entrambi i versanti. La variante Forc.Valmaggiore-Forc.
Valcigolera, che attraversa le Buse di Malacarne è già inserita nel Piano di Parco ed era
già stata utilizzata in origine dal Sentiero della Pace poi abbassato di quota per motivi
logistici.
Il percorso base della TransLagorai rimane lo stesso (circa 80 km e 5000 metri di
dislivello positivo) e rimane immutata la libertà, per chi lo desidera, di continuare a
percorrerlo come è stato finora (nei bivacchi o in tenda).
Il Servizio Aree protette PAT incarica l’arch. Luca Donazzolo di predisporre un progetto
preliminare in cui verificare la fattibilità urbanistica delle opere e dei lavori alle strutture
proposte per ricavarvi i servizi previsti: Baita Manghen, Malga Lagorai, Malga Sadole o
Baita Cauriol, Malga Valmaggiore e Malga Miesnota di sopra, quest’ultima con funzioni
di bivacco (come già lo è ora) per farvi riferimento in caso di maltempo o per interrompere
in caso di necessità la lunga tappa Valmaggiore-Passo Rolle.
In seguito a tale studio si prende atto dell’impossibilità di fare riferimento per il
pernottamento alla Baita Manghen presso il Passo del Manghen per i vincoli di tutela dati
dalla vicinanza del laghetto Cadinello; in seguito e in alternativa alla Baita Manghen,
vengono proposti come posti tappa in area Manghen, la Malga Cadinello alta e la Malga
Valsolero di sopra, la prima dalla Magnifica Comunità di Fiemme, la seconda dal
Comune di Telve, entrambe per essere gestite come aziende agrituristiche.
Alla luce delle novità sulle strutture e degli approfondimenti intercorsi, l’ipotesi progettuale
viene quindi sviluppata ulteriormente e discussa entro la SAT (anche attraverso gli incontri
con le sezioni SAT coinvolte territorialmente il 27/3/18 a Borgo e 5/4/18 a Cavalese),
presentata infine al “Tavolo di lavoro permanente Translagorai”, dove i soggetti
partecipanti la fanno propria.

I passi successivi compiuti entro detto Tavolo coordinato dal Servizio Aree protette PAT,
portano a discutere e redigere le linee relative alle caratteristiche costruttive e
gestionali dei posti tappa, ovvero vengono fissati i paletti cui gli enti proprietari delle
strutture (tutti pubblici) devono fare riferimento per la progettazione delle strutture. Da qui
scaturiscono i famosi 20 posti letto massimo e i 40 posti a sedere massimo per la sala da
pranzo interna ad ogni struttura, ma anche le stanze da minimo 3 posti letto e che non
abbiano il bagno in camera, che almeno
il 50% dei posti letto sia riservato agli escursionisti in transito, che il fabbisogno energetico
da fonti rinnovabili sia almeno del 50% e che ci sia la disponibilità di un locale invernale di
max 6 posti sempre aperto quando il posto tappa gestito è chiuso.
Il tutto viene riportato in un accordo di programma che, per ogni struttura, prevede:
Malga Valmaggiore (che già offre servizio di ristorazione): ristrutturazione casera per
ricavare 20 posti letto nel sottotetto, servizi igienici e spazi comuni al pianterreno;
ristrutturazione deposito per ricavare locale bivacco invernale; realizzazione centralina
idroelettrica
Baita monte Cauriol (che già offre servizio di ristorazione): ristrutturazione e sopralzo per
ricavare 20 posti letto
Malga Cadinello alta (che già ha la licenza di agriturismo): ricostruzione alloggio pastori
e per utilizzo come bivacco quando la malga è chiusa; modesti lavori di qualificazione
della casera per migliorare le stanze (max 20 posti letto) in cui ospitare gli escursionisti.
Malga Valsolero di sopra: demolizione e ricostruzione di parte di malga al fine di
ricavare, in funzione agrituristica, un locale per la ristorazione e un sopralzo in cui ospitare
max 20 posti letto per gli escursionisti; realizzazione entro la stalla di uno o più locali da
destinare a bivacco invernale.
Malga Lagorai (di cui la SAT aveva proposto la trasformazione in piccolo rifugio alpino o
azienda agrituristica): completa ristrutturazione edificio “casera” per attività ristorazione,
alloggio gestore stanza dormitorio e servizi igienici; nello stallone realizzazione dei posti
letto integrativi fino ad un totale max di 20, alloggio del pastore da destinare a fine
stagione a bivacco invernale; terrazza (in realtà una pedana) esterna per servizio barristorazione; acquedotto, impianti smaltimento acque reflue e produzione energia elettrica.
Malga Miesnotta di sopra: intervento conservativo struttura con destinazione a bivacco
attrezzato con cucina e servizi igienici; ricavare 20 posti letto in soppalco.
Rifugio Malga Conseria (che è già rifugio alpino da 10 anni): realizzazione impianto
fotovoltaico; miglioramento energetico (isolazione copertura e pareti), intervento
trattamento acque reflue e cisterna acquedotto.
Il tutto viene riportato infine nella citata delibera della giunta provinciale del 10/08/2018,
atto politico sostanziale che riconosce meritevole il progetto di essere finanziato nel suo
insieme, con 2,3 milioni di € e consente di avviarlo a concretezza entro tre anni.
Questi sono i fatti fino al momento della presentazione pubblica (20/08/18) del progetto
approvato.
La discussione che ne è seguita, attraverso i giornali e i social, ha richiamato l’attenzione
in questi ultimi mesi, come forse meglio non si poteva, dell’opinione pubblica. Non solo
però articoli informativi corretti, anche se critici, ma soprattutto titoli di carattere
allarmistico, dichiarazioni generiche, imprecisioni, disseminate, giorno dopo giorno:
Lagorai minacciato dal cemento, è in corso una speculazione sul Lagorai, l’ultima area
incontaminata del Trentino è sotto assedio, alberghi e ristoranti sul Lagorai, aperte le
strade per arrivarvi in auto e farvi le apericene, in Lagorai ora ci andranno i turisti in
infradito, le strutture dei posti tappa potranno magari diventare alberghi a 5 stelle per farvi
arrivare gli arabi che vogliono passare la notte a 500 euro, perfino che sul Lagorai si
aggirano i vampiri a caccia di denaro per distruggere il suo ambiente…. e via di
questo passo fino ad affermare che la SAT si è venduta perché ha le tabelle dei sentieri
SAT sponsorizzate dalla società Alpe Cermis. A nulla sono finora valse le ripetute
spiegazioni della SAT… per contro si è arrivati ad ammiccare al danneggiamento della
segnaletica stessa!
Avendo partecipato fin sul nascere a questo progetto, contribuito a redigere l’ipotesi
progettuale presentata dalla SAT, aver partecipato in rappresentanza della stessa al
Tavolo di lavoro PAT, posso assicurare che tutto il percorso fatto è stato trasparente;
in particolare non ho percepito o assistito ad alcuna imposizione di scelte o forzatura
esterna. Sono stato invece testimone di uno spirito positivo e di una consapevole
attenzione al buon uso del territorio, da parte di tutti i soggetti coinvolti, per evitare
interventi fuorvianti dallo spirito della proposta.
Certamente il progetto è migliorabile e sono convinto che i partner del progetto lo
faranno e troveranno le giuste soluzioni ascoltando le critiche costruttive nel frattempo
giunte. Giusto preoccuparsi e impegnarsi per rafforzare i vincoli di tutela sul gruppo del
Lagorai e verso un uso più attento del suo territorio. In questo senso la SAT aveva
presentato lo scorso 31/10/18 agli enti sottoscrittori del progetto, una proposta di
“protocollo d’intesa” in cui è chiesto di impegnarsi per contenere l’accesso motorizzato al
Lagorai e di cercare delle soluzioni che portino a una maggiore tutela degli accessi ai posti
tappa considerati nel progetto TransLagorai, in particolare per Malga Lagorai, per
richiamare alla sobrietà delle future gestioni.
Inoltre, come già aveva sottolineato il prof. Giorgio Daidola in un suo articolo, la
questione della sostenibilità economica dell’intero progetto e della gestione delle singole
strutture è fondamentale.
Questo però non è il mio campo e, al riguardo, posso solo contribuire con qualche
elemento che penso utile alla valutazione: Malga Valmaggiore e Baita Cauriol, già ora
effettuano servizio di ristorazione e, con l’aggiunta del servizio di pernottamento, dati i
bassi costi dello stesso, eventualmente rafforzano la loro sostenibilità economica di
gestione; il posto tappa TL al rifugio Malga Conseria porterà nuovi pernottamenti e
presenze in aggiunta agli attuali; la gestione tramite agriturismo delle malghe Valsolero di
sopra e Cadinello alta, abbinerà la redditività data dal passaggio turistico stradale
esclusivamente diurno lungo la SP del Passo Manghen, con quello escursionistico di
transito della TL che utilizza le strutture dalla sera al mattino.
Diversa è la situazione di Malga Lagorai, dove l’accesso è solo escursionistico sia dal
fondovalle, sia dal Cermis, sia all’itinerario di cresta della TransLagorai. Soprattutto per
questa è necessario predisporre un apposito studio, prima del progetto esecutivo, la cui
scadenza è maggio 2019. Teniamo anche presente che buona parte del contributo
pubblico è destinato al risanamento conservativo delle strutture (che ripeto, sono tutte di
proprietà pubblica!) e che le attività di alpeggio e casearia, dove presenti, beneficiano di
un’integrazione del reddito dal passaggio e dalla sosta degli escursionisti.
Sappiamo tuttavia che è quasi sempre il gestore che determina la qualità e la
redditività della struttura! C’è un’ampia casistica che lo sta a dimostrare. In zona Lagorai
si dovrebbe ad esempio fare tesoro delle esperienze gestionali del rifugio Malga
Caldenave, della Malga Cere, dello stesso rifugio Malga Conseria. Determinante, per gli
enti proprietari, sarà scegliere il gestore giusto per ogni struttura.
L’evoluzione del progetto esige attenzione e particolare sensibilità e non va certo
abbassata la guardia per verificare che si sviluppi nel rispetto dell’ambiente e delle finalità
concordate, per vigilare ed evitare che altre iniziative veramente impattanti, vadano a
modificare il paesaggio del Lagorai. Personalmente ho fiducia nei rappresentanti degli
enti territoriali conosciuti al Tavolo di lavoro e sono contento di sapere che siamo in tanti a
preoccuparci per il futuro del Lagorai. Mi piace infine pensare a una Translagorai
frequentata da escursionisti appassionati e rispettosi, indipendentemente dall’itinerario che
stanno compiendo, se in tenda e sacco a pelo, in bivacco, in rifugio, in agritur o in malga,
consapevoli che di vampiri in Lagorai non ne incontreranno… semmai il Salvanèl…